A cinque mesi il primo ricordo dei neonati

A quale età si formano i primi ricordi simili a quelli degli adulti?

una nuova ricerca indica a cinque mesi l’età a cui risale il primo ricordo cosciente dei neonati

freeimage-5649188-highQuando si forma il primo vero e proprio ricordo cosciente nei neonati? Cioè, quando i bambini diventano in grado di riconoscere un volto, un oggetto, già visto in precedenza? I ricercatori Sid Kouider e colleghi, del Laboratorio di scienze cognitive e psicolinguistiche del CNRS francese, con l’articolo pubblicato sulla rivista “Science” , indicano i cinque mesi come l’età a cui far risalire tale abilità. Davvero un’età precoce. Basti pensare al nostro primo ricordo, viaggiando indietro con la memoria e aiutandoci magari con delle foto i più non arriveremo a spingerci oltre i 2, 3 anni.

Che la  memoria a livello inconscio nei neonati si formi davvero precocemente ne avevano già parlato diversi studi, identificando, in bambini con pochi mesi di vita, comportamenti riconducibili ad capacità di riflessione coscienti, che facessero pensare addirittura ad un ricordo della vita intrauterina. Di questo fenomeno ne fanno esperienza giornalmente tutti i genitori che si chiedo se il loro bambino così piccolo possa già “aver capito o ricordato”.  L’impossibilità da parte del nostro cucciolo di comunicare con le parole lascia nel dubbio se risatine e sguardi siano intenzionali o casuali.

Data l’impossibilità per i neonati di comunicare verbalmente l’unico sistema per individuare i ricordi precoci è stato ricercare una risposta fisiologica univoca ad uno stimolo che fosse facilmente misurabile. Per effettuare tale ricerca i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale, un esame che misura l’attivazione elettrofisiologica della corteccia celebrale. La risposta elettrica che si ottiene, quando vi è un riconoscimento di un viso o di un oggetto, ha un caratteristico ritardo sia negli adulti che nei neonati a partire dai cinque mesi d’età. Lo studio ha inoltre scoperto che questo primo abbozzo di coscienza visiva viene consolidata rapidamente nei mesi successivi. Il segnale di attivazione neurale individuato potrebbe avere anche un’altra utilissima applicazione e servire come marcatore specifico e affidabile da impiegare per esempio per valutare se un paziente incapace di comunicare a causa di traumi al cervello conservi o meno la capacità di percepire l’ambiente che lo circonda.

FONTI

http://www.sciencemag.org/content/340/6130/376.abstract?sid=8ae4534a-7a56-4b96-b3ba-de680fbd6e57

http://www.lescienze.it/news/2013/04/22/news/coscienza_visiva_bambino_cinque_mesi-1623664/

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