Peppo il pastore

Era una notte fredda di Dicembre ed il pastore Peppo il pastore era fuori a pascolare le sue pecore. peppo e le sue pecore 2Amava suonare il suo zufolo e le sue pecore lo ascoltavano pazientemente e lui non le deludeva componendo armoniose melodie. Mentre suonava con passione per le sue bestie di improvviso gli apparve in cielo una luce fortissima che lo attirava e lo spingeva a seguirla. Non sapeva cosa fosse né da dove venisse, ma l’attrazione per quella luce così dolce era tanta che non poteva fare a meno di seguirla. Vide allora che molta gente era stata attirata come lui in direzione di quella luce. Tutti portavano dei doni. Il panettiere portava le focacce calde; la fioraia portava un cesto pieno di fiori freschi e profumati; il macellaio portava un piatto grande ripieno di tante prelibatezze arrostite; l’ortolano portava le primizie del suo orto; il pescivendolo i pesci più pregiati pescati appena quella sera e così via tutti recavano dei doni preziosi per quella luce misteriosa. Tutti venivano attirati come lui da quella calda luce che guidava i visitatori verso un posto ignoto ma noto alle loro menti. Peppo non sapeva cosa portare, ciò non ostante l’attrazione per la luce prevaleva in lui e superava la voglia di non essere da meno dei suoi compagni di viaggio. Così, senza pensare ad altro, prese la sua bisaccia ed il suo zufolo e corse verso la luce. Cammina, cammina arrivò nei pressi di una grotta su cui finiva quella luce forte e calda; tutta l’atmosfera che aleggiava sulla grotta trasmetteva un gran senso di protezione e di tranquillità. Non sapeva ancora che dono avrebbe recato, ma l’attrazione per quella grotta era così forte da fargli perdere di vista il fatto che lui non stava portando niente. Ancora non riusciva a vedere chi ci fosse nella grotta, tutti i suoi compagni di viaggio si fermavano di fronte alla spelonca e inginocchiati lasciavano i loro doni. La curiosità era forte, purtroppo però la folla era troppa e lui dovette pazientare fino a che non fu quasi vicino alla luce. Ora tutto era più chiaro: nella grotta vi erano tre figure; poteva distinguere bene l’immagine di una donna che stava sdraiata accanto ad una mangiatoia. Era visibilmente stanca, ma felice di una gioia che non si vedevano spesso. Il suo volto era soave, pulito quasi finto come se fosse una statua. Gli occhi le ridevano in viso come due fari che le illuminavano il suo grazioso volto. Accanto a lei c’era un uomo con la barba che teneva in mano un grosso bastone; anche lui come la donna aveva un viso raggiante di felicità di una felicità strana quasi sovrumana che raramente, pensò Peppo, si vedevano ai loro giorni. Non riusciva però a vedere chi ci fosse accanto a loro perché entrambi guardavano con attenzione ed ammirazione in direzione della mangiatoia. Il loro sguardo era di amore verso quella improvvisata culla ma avevano anche un contegno come di chi sta di fronte ad un re con la stessa reverenza. Guadagnando ancora posizioni finalmente Peppo poté vedere che dentro la mangiatoia era riposto un bimbo. Era un bambino dalle fattezze aggraziate il volto era lucente e la luce che veniva dall’alto sembrava volerlo mettere in bella mostra come se dovesse essere esposto. La luce forte che veniva dall’alto era quella di una grossa stella che si era fermata sulla grotta quasi come che fosse venuta anche lei a venerare quella piccola creatura. Il bambino era sereno di una serenità non comune sulla terrà ed il quadretto della famiglia era Sacro. Tutti i visitatori si inginocchiavano di fronte a quel bimbo così regale e lasciavano i doni che avevano recato all’uomo con la barba che li prendeva e li riponeva accanto alla mangiatoia come a significare che quei doni erano solo per quella piccola dolce creatura. Orgogliosi, i suoi compagni, deponevano i regali; poi venne il turno di Peppo. Questi si fermò, guardò l’uomo con la barba, poi guardò a donna che da vicino era ancora più perfetta di come la aveva vista da lontano. Era di una bellezza che rasentava la perfezione. Mai aveva visto donna così bella, così pulita in viso che a guardala lo sguardo non poteva fare a meno di genuflettersi e darle rispetto ed ammirazione. Ma l’attenzione di Peppo andò subito al bimbo che ora gli appariva in tutta la sua bellezza disarmante. Di fronte a quella creatura non si poteva fare altro che chiedere perdono di tutti  i propri peccati e lasciare il cuore libero per potere fare entrare la luce che il bimbo emanava. Una donna dietro lui però tiro il suo pellicciotto di pecora e gli domandò: “Tu che dono stai lasciando al Santo Bimbo?”. Peppo si sentì improvvisamente indegno di stare al cospetto del Bambino e stava per tornare indietro quando improvvisamente il Bimbo cominciò a piangere in maniera così forte che tutti furono attirati verso la mangiatoia per capire cosa stesse succedendo. Il Bimbo piangeva sempre più forte e nessuno sapeva il perché, anche la sua mamma non sapeva perché piangesse; provò a dargli del latte, lo prese in braccio, lo dondolò ma niente. Il padre cominciò ad andare aventi ed indietro senza sapere cosa fare. Tutti erano nel panico, Peppo allora come di istinto uscì il suo zufolo ed iniziò a suonare la canzoncina che suonava sempre alle sue pecore per farle stare tranquille ed improvvisamente il Bimbo sentendo quella nenia si calmò, anzi, iniziò a sorridere contento ed il suo volto si illuminò di quella luce che inondava tutta la grotta. Finalmente Peppo capì cosa aveva portato al Santo Bimbo: aveva portato la sua nenia. Contento continuò a suonare per Lui e tutto intorno fu gioia e felicità.

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