Come spiegare il valore dei soldi ai nostri figli

La cosa che ritengo più difficile da spiegare ai nostri figli, forse ancora di più in questo momento storico, è quella del valore dei soldi. Se da piccoli è facile gestirli sia nelle loro spese che nelle loro pretese quando cominciano a crescere anche le loro richieste diventano più grandi. Ed allora ci si trova spesso di fronte al difficile dilemma se cedere ai “capricci” dei propri figli o se fare il muso duro ed imporre un categorico NO? Non è scelta da poco specie quando ci si trova di fronte ad un adolescente costantemente bombardato da messaggi pubblicitari oltre che dagli “ormoni pazzi” che orientano spesso le loro scelte in maniera istintiva. Certo un metodo che potrebbe venirci in soccorso è sicuramente quello di impostare fin da piccoli un dialogo aperto sul valore dei soldi e sul loro corretto utilizzo. A tal proposito ho trovato molto interessante una ricerca pubblicata dalla Nefe (National Endowment for Financial Education), fondazione no-profit che si occupa di eduzione e benessere finanziario negli Stati Uniti, sul rapporto dei ragazzi con il denaro. Secondo tale documento l’educazione al denaro dovrebbe iniziare già in tenera età (dai due anni circa) proponendo ai nostri bimbi giochi tipo il cassiere (con mia figlia di 2 anni ogni tanto ci armiamo di busta e facciamo finta di comprare la frutta, le patate ovviamente le caramelle ed il cioccolato e poi alla fine del nostro giro andiamo a pagare alla cassa con delle cartine che ci portiamo nel nostro borsellino). Altro consiglio proposto è quello di regalare ai nostri figli l’ormai desueto salvadanaio dove potere conservare le monete che poi possono essere utilizzare per realizzare un piccolo desiderio (comprare ad esempio una caramella, le figurine ecc). Un passo importante nell’educazione al denaro arriva allo step successivo (5/7 anni) quando, sempre secondo la ricerca, si dovrebbe fornire il bimbo di una paghetta. Riguardo alla paghetta personalmente ritengo che più che una elargizione spontanea questa debba essere frutto di un “pagamento” di una qualche attività compiuta dal bambino così da poterlo cominciare ad educare al valore del lavoro. Il bimbo così capirà che i soldi non “cadono” dal cielo ma sono il frutto del loro lavoro. Così sarà più facile anche impostare i successivi step educativi fare capire da dove viene il denaro e quanto sia difficile guadagnarselo. Certo detta così sembra molto facile ma mi rendo conto che non lo è sia perché ci siamo passati prima noi come figli e chi non si ricorda le lotte fatte con i genitori per ottenere a tutti i costi quella cosa che era indispensabile e quando i nostri genitori ci opponevano un no allora era la fine del mondo. Sia perché i tempi sono cambiati ed oggi, purtroppo, tutto è dovuto ed anche noi genitori ci troviamo ben volentieri ad assecondare, forse più di quanto potremmo, i capricci dei nostri figli. Comunque un limite ci vuole quindi armiamoci di molta pazienza e… buona fortuna. Riporto il link dello studio sopra indicato che ho trovato in un sito (economiascuola.it) adatto a noi genitori.

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